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Riassunto: La crisi della repubblica

Dopo la Seconda guerra punica sulle popolazioni italiche che avevano combattuto accanto ad Annibale ci fu la vendetta di Roma. Il loro territorio era stato confiscato e annesso all’agro pubblico che era diventato enorme. Intanto le terre assegnate ai cittadini consistevano in piccoli appezzamenti, ciò determinò l’impoverimento dei contadini che erano costretti a cedere i loro campi, mentre i ricchi proprietari ingrandivano i loro latifondi.

Ci fu anche la crisi del reclutamento militare, i soldati non erano più disciplinati e il potere di Roma si affievoliva.

La società romana faceva uso degli schiavi che praticavano vari lavori: gli schiavi che sapevano svolgere un lavoro erano privilegiati mentre tutti gli altri avevano lavori più faticosi, per esempio in campagna, nelle cosidette “ville schiavili” erano trattati come oggetti anche se a Roma si poteva ottenere la liberazione dalla schiavitù con successiva integrazione come liberti.

Tiberio e Gaio Gracco provenienti da una famiglia plebea di antica nobiltà furono attenti alla gravissima crisi sociale, politica e agraria.

Nel 133 a.C. Tiberio fu eletto tribuno della plebe e la sua legge agraria cercava di risolvere la crisi: risolvendo il problema dei contadini impoveriti e il problema dell’esercito in quanto chi si arruolava non poteva lavorare i campi. I nobili romani si opposero con tutte le loro forze a questa riforma poichè non volevano lasciare i loro privilegi, ma Tiberio era deciso ad andare avanti e si ricandidò allo scadere del mandato annuale come tribuno. Fu accusato di aspirare alla monarchia e fu assassinato con circa 300 dei suoi seguaci.

Nel 123 a.C. fu eletto tribuno Gaio Gracco che era desideroso di vendicare la morte del fratello, quindi fece il progetto di una legge agraria, una legge frumentaria e una legge giudiziaria.

La legge agraria riprendeva quella precedente, la legge frumentaria affermava la distribuzione mensile di frumento a prezzi ridotti per la plebe, mentre la legge giudiziaria riguardava i governatori che avevano amministrato con la frode i territori a loro assegnati.

Gaio Gracco fu però screditato da un altro tribuno Marco Livio Druso che propose progetti ancora più audaci. Questa manovra ebbe successo e Gaio Gracco non fu rieletto, senza nessun potere si suicidò per evitare la stessa sorte del fratello. Il senato smantellò gradualmente le riforme graccane, infatti le terre assegnate ai nullatenenti si potevano vendere e i ricchi riuscirono quindi a recuperare i loro latifondi che avevano perduto con le riforme.

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